
Cantiere stazione Treviso: Sindacati chiedono incontro a Prefetto e Sindaco
Le sigle sindacali di categoria Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil chiedono chiarezza sulle verifiche in corso e rilanciano: serve un protocollo di legalità sulle grandi opere trevigiane
Violazioni in materia di sicurezza sul lavoro accertate dagli ispettori, una mole di documenti da analizzare, altri controlli annunciati nelle prossime settimane. Per di più in un’opera pubblica. Il blitz della Dia di Padova al cantiere della stazione ferroviaria di Treviso ha aperto più di un fronte. Le organizzazioni sindacali di categoria Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil di Treviso chiedono formalmente un incontro urgente al Prefetto e al Sindaco del capoluogo per essere informate sull’andamento delle verifiche in corso e sui loro esiti, visto che le informazioni finora disponibili sono scarse e frammentarie.
L’ispezione di ieri mattina coinvolge simultaneamente il profilo antimafia, la sicurezza sul lavoro e la tutela della salute dei lavoratori. Un’operazione di questa portata, disposta dalla Prefettura e condotta con carabinieri, polizia e ispettorato del lavoro, fotografa una situazione che non può essere archiviata con qualche risposta rassicurante. Le violazioni sulla sicurezza ci sono state e già questo mette in allarme le sigle sindacali di categoria.
“Quasi quattro anni di lavori, scadenze mancate, costi esplosi e ora un’ispezione che accerta violazioni sulla sicurezza: è il ritratto di un cantiere che ha accumulato troppe criticità - dichiara Cristian Dalla Pozza, segretario generale della Fillea Cgil di Treviso. - Vogliamo sapere dal Prefetto cosa sta emergendo dalle verifiche, quali imprese sono coinvolte e quali misure si intendono adottare. La catena degli appalti e dei subappalti in un’opera pubblica di queste dimensioni deve essere trasparente e i lavoratori impiegati nel cantiere hanno il diritto di operare in condizioni di piena sicurezza. Su questo la Fillea non fa sconti a nessuno: né alle imprese, né alle stazioni appaltanti. Ci aspettiamo di essere convocati dal Prefetto e di ricevere risposte concrete, non rassicurazioni generiche”.
C’è uno sfondo normativo che non va ignorato. Il nuovo Codice dei contratti pubblici ha introdotto il cosiddetto subappalto a cascata: una pratica in precedenza vietata, che ora consente ai subappaltatori di affidare a loro volta parti dei lavori ad altre imprese. Una liberalizzazione che, in assenza di controlli adeguati, moltiplica i livelli della filiera riducendo la trasparenza e apre la porta al rischio di infiltrazioni e al deterioramento delle condizioni di sicurezza sul lavoro. Su cantieri complessi, di lunga durata e con costi lievitati come quello della stazione di Treviso, è naturale che queste fragilità sistemiche finiscano per emergere.
La risposta non può essere solo reattiva. In altre città italiane i protocolli di legalità sulle grandi opere sono diventati strumenti concreti di prevenzione: a Milano la Prefettura ha sottoscritto con sindacati e associazioni datoriali un protocollo su qualificazione delle imprese, congruità della manodopera, formazione e contrasto alle infiltrazioni criminali. A Roma, per i cantieri del Giubileo 2025, le tre sigle degli edili hanno firmato un accordo che vieta esplicitamente il subappalto a cascata e mette al centro il ruolo degli enti bilaterali. Per le opere di Milano-Cortina 2026 un protocollo firmato al Viminale ha posto come obiettivo prioritario il contrasto al lavoro irregolare e al dumping contrattuale.
“Quello che si fa a Milano, a Roma, per le grandi infrastrutture nazionali, si deve fare anche a Treviso - aggiunge Dalla Pozza -. Chiediamo che si arrivi alla sottoscrizione di un protocollo di legalità sulle grandi opere del nostro territorio. Si tratta di uno strumento che tutela i lavoratori, protegge le imprese che rispettano le regole, rafforza il sistema della bilateralità e garantisce trasparenza all’intera filiera degli appalti. Tenere alta l’attenzione sulla sicurezza nei cantieri pubblici è un dovere, e noi intendiamo farlo”.
“Quanto accaduto alla stazione di Treviso dimostra l’urgenza di una reale qualificazione delle imprese - aggiunge Marco Potente, segretario generale della Filca Cisl Belluno Treviso -. Non possiamo permettere che ditte inadeguate, come quella recentemente allontanata dal cantiere mettano a rischio l’incolumità dei lavoratori e la consegna di un’opera strategica. Serve responsabilità da parte delle stazioni appaltanti come RFI nel monitorare non solo l'avanzamento dei lavori, ma anche la qualità del lavoro”. E prosegue: “L’intervento della Dia e delle forze dell’ordine conferma quanto sosteniamo da tempo: nei grandi appalti, specialmente quelli che sono stati sotto pressione per scadenze olimpiche o ritardi cronici, non si può abbassare la guardia. Il fatto che siano state riscontrate irregolarità sulla sicurezza è un segnale che non accettiamo. Per noi, la sicurezza non è un costo da tagliare per recuperare il tempo perduto, ma un diritto inalienabile. La trasparenza è l'unico antidoto alle infiltrazioni. Tuttavia, la legalità non è solo assenza di criminalità, ma anche rispetto dei contratti e dignità delle maestranze. Un cantiere che raddoppia i costi e accumula anni di ritardo deve garantire che queste risorse non vengano sottratte alla tutela dei lavoratori”.
I controlli antimafia non devono essere vissuti come un segnale d’allarme, bensì come la conferma che le istituzioni presidiano con attenzione i luoghi dove si investono risorse pubbliche - aggiunge Angelo Pandolfo Angelo, coordinatore Feneal Uil Veneto Treviso Belluno- Solo così si difendono le imprese corrette e si garantisce ai cittadini che ogni opera venga realizzata nel rispetto delle regole. La velocità e legalità non possono essere alternative: la fretta non deve mai diventare un varco per opacità o scorciatoie.”
Ufficio Stampa
Dalla Pozza Cristian
Segretario Generale FILLEA CGIL Treviso