
In merito agli ultimi sviluppi del piano industriale Electrolux, le rappresentanze sindacali evidenziano come i passi compiuti finora rimangano non pienamente sufficienti. Le parziali aperture registrate non consentono di escludere le prospettive di delocalizzazione, mantenendo aperte le incertezze e confermando inoltre gli esuberi. L’azienda ha sostenuto che, se si riuscisse a recuperare competitività su energia, produttività del lavoro e modifica della tassa CBAM, il piano industriale potrebbe essere in parte modificato. Più in particolare un’azione forte su questi tre ambiti, a detta della Direzione aziendale, consentirebbe anche allo stabilimento di Susegana l’attrazione di nuovi prodotti, mantenendo i volumi attuali seppure con un mix diverso.
“Siamo ancora di fronte a passi insufficienti, non a un pieno ritiro del progetto – afferma Manuel Moretto, segretario generale della FIOM CGIL di Treviso. – Non ci sono ancora risposte concrete per tutti gli stabilimenti e, per quanto riguarda i volumi, siamo di fronte a una compensazione solo parziale delle produzioni, a fronte di una volontà aziendale che resta quella di delocalizzare. Chiediamo invece un nuovo progetto industriale, con un intervento pubblico che garantisca una transizione sostenibile e vincolante per un settore strategico come quello dell'elettrodomestico. La tensione per noi resta alta, nel rispetto del mandato dei lavoratori e delle lavoratrici”.
Il prossimo appuntamento è fissato per il 21 luglio, quando FIOM CGIL, FIM-CISL e UILM chiederanno a Governo e Regioni di mettere in atto azioni strutturali per rilanciare il settore degli elettrodomestici e sbloccare la vertenza.
Ufficio Stampa
Moretto Manuel
Segretario Generale FIOM CGIL Treviso