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CASA, LAVORO, SERVIZI: "ABITARE TREVISO" È UNA QUESTIONE DI SISTEMA

Comunicati Segreteria - 19/02/2026

CASA, LAVORO, SERVIZI: ABITARE TREVISO È UNA QUESTIONE DI SISTEMA

CGIL e SUNIA: “Buon punto di partenza, ma una politica sulla casa non può fermarsi agli incentivi edilizi. Serve una visione a 360 gradi che includa servizi, lavoro e vivibilità di città e territorio

 

Il piano Abitare Treviso apre un confronto che era atteso da tempo. Per CGIL e SUNIA di Treviso è un punto di partenza, non un punto di arrivo: il vero banco di prova sarà la capacità di costruire un percorso condiviso che coinvolga tutti i soggetti in campo, sindacati degli inquilini, associazioni dei proprietari, enti pubblici, categorie economiche, e che guardi al problema dell'abitare nella sua interezza, senza ridurlo a una questione di metri quadri e incentivi fiscali. Una questione, peraltro, che non riguarda solo Treviso e nemmeno solo le città, ma anche la provincia.

 

Sara Pasqualin, segretaria generale della CGIL di Treviso, mette al centro il nesso tra casa e lavoro. "Un'infermiera assunta in città, una lavoratrice con contratto a tempo determinato, un giovane che accetta un impiego a Treviso: se non trovano un alloggio accessibile, rinunciano o non arrivano. Ignorare questa relazione, secondo Pasqualin, significa progettare una città solo per chi se la può già permettere.

Chiediamo che il piano includa una dimensione esplicitamente legata al lavoro: convenzioni per le categorie più esposte, strumenti a sostegno della mobilità professionale, un raccordo con le imprese che, come ha riconosciuto Confindustria stessa, vedono nel problema abitativo un freno alla propria capacità di crescita. È un terreno su cui siamo disponibili a lavorare insieme a tutti i soggetti interessati".

C'è poi un tema di visione complessiva che SUNIA e CGIL mettono al centro del dibattito: costruire nuovi alloggi senza ragionare sui servizi che li circondano significa spostare il problema, non risolverlo. Negozi di prossimità, trasporti, scuole, presidi sanitari, la vivibilità di un quartiere non si costruisce con le sole abitazioni. Deborah Marcon, segretaria del SUNIA di Treviso, sottolinea come questo approccio integrato sia ancora assente dalla discussione pubblica. "Non possiamo costruire nuovi alloggi in aree prive di servizi essenziali. Abitare non significa solo avere quattro mura: significa poter fare la spesa sotto casa, raggiungere il posto di lavoro, mandare i figli a scuola. Se ragioniamo solo di cubature e oneri di urbanizzazione, rischiamo di spostare le persone senza migliorarne davvero la condizione."

Sul fronte degli affitti il SUNIA porta dati concreti. "Treviso ha un patrimonio pubblico abitativo pari al 3,4% del totale: siamo fanalino di coda non solo rispetto alle grandi città europee — dove si raggiungono percentuali del 20-30% — ma anche rispetto alla già bassa media italiana del 4%. Esiste poi una zona grigia sempre più ampia: persone che non rientrano nei parametri ERP ma non riescono ad accedere al mercato libero. Lavoratrici, famiglie monoreddito, separati, giovani con contratti instabili. Su di loro il piano, per ora, dice poco".

Marcon insiste poi sulla necessità di aprire un tavolo stabile con le associazioni dei proprietari. La maggior parte degli alloggi sfitti non è tenuta fuori dal mercato per speculazione, ma per paura della morosità e della burocrazia. Esistono già strumenti vantaggiosi come i contratti 3+2 con cedolare secca al 10%, invece del 21%, offrono benefici fiscali significativi che molti proprietari semplicemente non conoscono. Promuoverli in modo sistematico, insieme a garanzie pubbliche reali contro l'insolvenza degli inquilini, potrebbe rimettere in circolo migliaia di appartamenti senza costruire un metro cubo in più".

"Resta aperto anche il capitolo della morosità incolpevole. Molti sfratti non nascono da inquilini che non vogliono pagare, ma da persone che hanno perso il lavoro, affrontato una malattia, vissuto una separazione. I Comuni potevano intervenire con fondi dedicati che lo Stato ha progressivamente azzerato".

CGIL e SUNIA chiedono che il piano valuti una dotazione comunale specifica su questo fronte, perché prevenire uno sfratto ha un costo, economico e sociale, molto più basso che gestirne le conseguenze.

"L'emergenza è reale e le soluzioni non possono venire da un solo attore", conclude Marcon. "Il SUNIA è pronto a sedersi a un tavolo con il Comune, con i proprietari, con le imprese, portando i dati che raccogliamo ogni giorno al nostro sportello. Ma le politiche sulla casa funzionano solo se sono costruite insieme, non calate dall'alto."

 

Ufficio Stampa


Pasqualin Sara
Segretaria Generale CGIL TREVISO


Marcon Deborah
Segretaria provinciale SUNIA Treviso