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NOTA STAMPA

Comunicati Segreteria - 28/08/2014

Il taglio delle agibilità sindacali agita soprattutto il Governo.
"Onestamente siamo più preoccupati della fase recessiva che attraversa il Paese; ce ne faremo una ragione"
. Dovremmo essere abituati alla spettacolarizzazione, assieme alla volatilità, dei meccanismi di comunicazione e trasmissione delle informazioni in questo nostro Paese.
L'aspetto mediatico preponderante rispetto al merito e all'approfondimento.

Il tutto, spesso, con grande leggerezza che mal si sposa con la complessità e la gravità della fase internazionale che pesa particolarmente sul nostro Paese.
Funziona così da lungo periodo: far passare come fondamentali notizie che francamente non meritano nemmeno le pagine interne,figuriamoci le prime pagine, evitare temi critici e poi non parlarne più finché le "nuove notizie" hanno già fatto dimenticare quelle precedenti.

"Se il tema prevalente di tutto l'impianto della riforma della Pubblica Amministrazione, quello che fa discutere molti ministri, politici, opinionisti ed editorialisti, è il taglio dei distacchi e dei permessi sindacali, significa che sul resto c'è poco da discutere o molto da nascondere".
In effetti se qualcuno avesse la briga di leggere quanto c'è nel testo di riforma si accorgerebbe, con molta probabilità, che non si fa altro che riscrivere quanto già scritto e mai applicato negli ultimi trent'anni "con l'aggravante dei tagli sull'occupazione e sulle retribuzioni e con clamorosi dietro-front rinunciati verso potentati e lobby finanziarie, professionali ed economiche".

Quanto credibile può essere uno Stato che parla di rilancio dell'economia, di azioni sull'occupazione e sui giovani, di manovre sul mercato del lavoro, quando le priorità delle proprie manovre mirano ad indebolire il proprio ruolo disinvestendo su sevizi e personale, impoverendolo e rinunciando a creare nuova e mirata occupazione, terrorizzato dal rispondere alla finanza più che altessuto produttivo ed economico, è un interrogativo che pare non sfiorare nessuno.

"Noi ce ne faremo una ragione e ci ristruttureremo diversamente nei posti di lavoro e nella società, magari costretti, perché no, a provare ad organizzare e rappresentare in maniera più incisiva proprio coloro che forse anchenoi abbiamo trascurato in questi decenni. Il disagio e la ricerca di riscatto sociale, la necessità di rivendicare il proprio spazio ed i propri diritti migliorando le condizioni per sé e per gli altri, non nascono con il Sindacato.

Il Sindacato ha incanalato ed organizzato questi fenomeni da sempre presenti nella società e che non verranno mano per qualche distacco tagliato in nome di un ipocrita efficientismo".
A fronte della recessione economica, ma forse considerando il lungo periodo di invariabilità di indicatori economici negativi è più corretto iniziare a parlare di depressione, non saranno certo gli interventi sui distacchi sindacali a essere ricordati tra qualche settimana o a valutare complessivamente l'azione del Governo.
Forse il Presidente del Consiglio farebbe bene a ragionare su questo, perché se non ci saranno cambiamenti in ambito economico, italiani ed Europa non se ne faranno una ragione".