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COMUNICATO STAMPA

Comunicati Segreteria - 21/05/2010

Rapporto dell'Ufficio Studi della Cgil provinciale sul primo quadrimestre del 2010.
Occupazione ancora giù, la crisi travolge i giovani nelle PMI
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Persi, in quattro mesi, 3.174 posti di lavoro, contro i 6.822 di tutto il 2009.
Nelle piccole imprese boom di licenziamenti degli under 40.
Barbiero: "Ci attendiamo un peggioramento e c'è la stagnazione delle politiche anticicliche. Sulla situazione pesa l'incognita della cigs da rinnovare, senza ripresa si passerà dalla cassa alle procedure di licenziamento".
Non si ferma l'emorragia di posti di lavoro nella Marca.
E a fare le spese dei licenziamenti sono sempre di più i lavoratori giovani.

Il dato emerge dalla rilevazione periodica sul mercato del lavoro provinciale condotta dall'Ufficio Studi della Camera del Lavoro di Treviso.
E le indicazioni confermano come il barometro della crisi, almeno per quanto riguarda la tenuta occupazionale, abbia ancora la lancetta puntata sul brutto. Nel primo quadrimestre, infatti, hanno perso il lavoro in 3.174, rispetto ai 6.822 licenziati dell'intero 2009.
Le procedure di licenziamento o di mobilità (nelle realtà medie e grandi e dell'artigianato) hanno coinvolto complessivamente, da gennaio ad aprile, 651 imprese.

CROLLO NELLE PICCOLE - A pagare maggiormente il prezzo del ciclo negativo sono le piccole imprese, che fanno registrare 2.153 licenziamenti. E i licenziati, che nel caso delle pmi sono senza indennità e copertura previdenziale e non sempre sono nelle condizioni di accedere del sostegno dato dalla disoccupazione ordinaria e/o dai requisiti ridotti, sono prevalentemente giovani. Il 57% si colloca infatti nella fascia fino ai 40 anni, con punte del 36% sul totale tra i 31 e 40 anni. Il 31% ha tra i 41 e i 50 anni, solo il 12% tra i 51 e i 60.
Secondo il rapporto dell'Ufficio Studi, si tratta di un indicatore "dell'alto livello di precarizzazione dei livelli occupazionali nella parte più diffusa del sistema economico, segnale, a sua volta, dell' instabilità del sistema, con prospettive di vera ripresa ancora lontane, cicli produttivi a breve altalenanti e scarse prospettive future di consolidamento finanziario e di ripartenza dei fatturati".
Sempre nelle piccole imprese, il 43% dei licenziati sono donne, dato in crescita rispetto all'anno passato, mentre si conferma la predominanza delle figure operaie, che sono il 75% tra quelli che hanno perduto il lavoro, contro il 25% di impiegati. Il 30%, infine sono stranieri. Le maggiori difficoltà, nella classifica per settori rispetto ai licenziamenti, in quasi 500 realtà d'impresa, si segnalano in edilizia (21% del totale dei licenziati), nel metalmeccanico (20%), nel commercio (18%), nel sistema tessile-moda-calzature (11%)e nel legno arredo (9%).

LA CRISI DELLE GRANDI - Non è molto migliore il quadro che riguarda il saldo occupazionale nelle grandi imprese della provincia. Da gennaio ad aprile il sistema ha "bruciato" 1.021" posti di lavoro in 151 aziende. In questo comparto, la distribuzione per classi di età dei licenziati è capovolta rispetto a quanto è avvenuto nelle piccole: il 41% è infatti collocato nella fascia tra i 51 e i 60 anni, mentre fino ai 40 anni i licenziati sono il 35% e "solo" il 23% tra i 41 e i 50.
Secondo l'Ufficio Studio della Cgil provinciale, il fenomeno è legato anche allo "slittamento" attraverso la mobilità verso il pensionamento, fattore di ammortizzazione spontanea degli effetti negativi della perdita del lavoro in senso assoluto, anche se rimane aperta la questione dei cinquantenni espulsi, per i quali le chance di rioccupazione vengono definite dal rapporto "sempre più scarse e proiettate verso valori addirittura residuali", quindi con la necessità di una riforma profonda dei meccanismi di welfare attivo, in particolare per quanto riguarda la riqualificazione e il collegamento degli all'assunzione di over 50 con rapporti di lavoro stabile.
Nelle grandi aziende soffre soprattutto il settore metalmeccanico (il 30% del totale delle mobilità), seguito la legno e laterizi (29%) e dal sistema tessile-abbigliamento-calzature (24%).
La maggior parte dei licenziati - che godono di una indennità pari alla cassa integrazione straordinaria per 12 mesi e al 60% della cigs nei periodi successivi, con copertura previdenziale figurativa parametrata sull'ultimo stipendio percepito - sono uomini (64%) e il 74% sono operai. Infine l'86% dei licenziamenti riguarda gli italiani, valore a cui contribuisce anche il più basso "radicamento" di lavoro straniero nelle imprese trevigiane di maggiori dimensioni, rispetto al sistema delle pmi e dell'artigianato.

POLITICHE ANTICLICHE IN STAGNAZIONE - "Mentre la crisi permane, e sul fronte occupazionale diventa sempre più acuta, si assiste ad una letterale stagnazione non solo dell'economia ma soprattutto delle politiche anticicliche che dovrebbero essere adottate". Questo il commento di Paolino Barbiero, segretario generale della Camera del Lavoro di Treviso, sulle indicazioni che emergono dalla ricerca.
"Gli elementi negativi permangono tutti - ha spiegato Barbiero - dalla crisi dei mercati, e quindi la flessione dei fatturati, all'emergenza finanziaria, con un sistema d'impresa, soprattutto di quella piccola e media, in apnea di liquidità, con un enorme peso del debito e scarsa capacità di attingere a nuovo credito a causa di fondamentali d'azienda oggettivamente negativi. La diminuzione dell'occupazione, la discesa del tasso di attività anche considerando i contratti aticipici e maggiormente precari e l'aumento dei livelli di disoccupazione sono solo gli effetti di una crisi che vede il sistema economico e sociale lasciato sostanzialmente solo a causa di una mancanza di strategie di lungo periodo in grado di attivare vere politiche anti crisi.
L'attendismo o peggio l'immobilismo, soprattutto del governo centrale, viene sostanzialmente giustificato dal peso del debito, che zavorra la capacità di effettuare manovre sulla riduzione della pressione fiscale e l'aumento della qualità del welfare, ma il vero nodo è legato al fatto che il calo del gettito fiscale, che contribuisce al disavanzo e al rischio di innalzamento del debito pubblico, è causato prevalentemente dalla forte contrazione dell'occupazione, dato che circa l'80% del gettito Irpef deriva dal lavoro dipendente. Si tratta di un circolo vizioso che non potrà essere spezzato senza una ripresa dell'occupazione".

"E' una situazione che ci attendiamo in fase di peggioramento - ha proseguito il segretario generale della Cgil provinciale - per effetto delle conseguenze attese alla scadenza - nei prossimi sei mesi - di numerose procedure di cassa integrazione straordinaria, da rinnovare per altri 12 mesi, e che riguardano 25 aziende ( per un totale di circa un migliaio di lavoratori) tra cui la Plastal, la Stefanel, la Dolomia, l'Eurobags, la Ormart, Puleggia, Alessio e la Diadora. Tutte situazioni che senza una ripresa reale ed una prospettiva positiva, vedranno la cassa integrazione trasformarsi in ulteriori fuoriuscite dal lavoro vere e proprie".

Ufficio Stampa