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COMUNICATO STAMPA

Comunicati Segreteria - 18/02/2011

RISPOSTA DEL SEGRETARIO GENERALE DELLA CGIL DI TREVISO AL MINISTRO SACCONI: "Modello Treviso, niente a che vedere con Pomigliano".
Barbiero: "Il valore del patto con Unindustria sta nella condivisione, non è un accordo separato, modalità che invece sembra piacere molto al governo, soprattutto in funzione anti-Cgil. Siamo insomma distanti anni luce da Fiat".
Al ministro Sacconi dico: "L'accordo di Treviso non è il risultato della ormai mitizzata "massima collaborazione", ma il frutto della dialettica tra interessi diversi che cercano convergenza. Dialettica che è e rimane il sale delle relazioni industriali".

Lo ha detto oggi Paolino Barbiero, segretario generale della Cgil provinciale di Treviso, commentando l'intervista concessa al Corriere del Veneto dal ministro del Welfare Sacconi.
"Il ministro - ha detto Barbiero - indica correttamente alla classe degli imprenditori veneti di non avere un atteggiamento preconcettualmente contrario agli accordi territoriali, ma sbaglia quando paragona il patto siglato da sindacati e Unindustria Treviso a Mirafiori o Pomigliano".
"E' evidente che sul metodo siamo distanti anni luce. Se Il ministro riconosce valore all'accordo trevigiano deve riconoscere anche il valore degli sforzi che sono stati fatti perché questo fosse condiviso, non un accordo separato fatto con chi ci sta, modalità che invece sembra piacere molto al governo, soprattutto in funzione anti-Cgil.
Il "nostro" testo o piace tutto o non piace, anche dove si dice che per essere valido deve prevedere di andare bene a tutti e che se anche una sola parte si ritirasse il patto non varrebbe più. Anni luce rispetto a Pomigliano e Mirafiori".

"Il nodo delle nuove relazioni industriali non è il superamento della lotta di classe, ma riconoscere che la dialettica delle relazioni industriali è fatta di incontro-confronto fra interessi diversi, convergenti sull'evidenza che non c'è lavoro senza buona impresa ma anche che non c'è buona impresa senza lavoro e buona occupazione.
Mitizzare la massima collaborazione, istituzionalizzare le relazioni industriali, è altra cosa: significa solo ridurre gli spazi di confronto, , colpevolizzare l'eventuale conflitto, che è l'unica arma di ultima pressione del lavoratore e di chi ne rappresenta gli interessi. E questo Maurizio Sacconi lo dovrebbe sapere bene, ricordando gli anni '70 in cui manifestava con la Fiom fuori i cancelli dell'allora Zanussi Zoppas per ottenere miglioramenti delle condizioni del lavoro e del salario di quei lavoratori che oggi a 40 anni di distanza rischiano di perdere l'occupazione. E non c'è modello collaborativo che la possa salvare".

"Infine - ha concluso Barbiero - se davvero si pensa che il patto di Treviso sia una best practice, allora perché non adottarne le modalità?
Ad esempio: Cgil, Cisl, Uil e Unindustria parlano di defiscalizzazione vera, e di vero guadagno" per la busta paga, così come è "tangibile" lo sforzo per costruire criteri riconoscibili e condivisi per la parte variabile del salario.
Insomma, anche qui siamo lontani dai modeli ricercati dal governo, ad esempio lo sconto fiscale che opera su parti - premi e straordinari - che in questa fase di crisi sono residuali.
Con il Ministro sono d'accordo sulla necessità di far crescere la dimensione delle imprese e sul valore della sperimentazioni di accordi territoriali non alternativi al contratto nazionale, che non sono affatto una complicazione in più.
Ma sulla semplificazione delle regole come strumento di sviluppo starei attento: non vorrei che si tornasse ad un nuovo ultraliberismo da "laissez faire, laissez passer".

Paolino Barbiero - segretario generale Cgil provinciale Treviso